Pagina #006 – La prima volta che abbiamo raccontato il BAUle Lab (e Pando) in radio

Quando ho letto per la prima volta l’e-mail di una ragazza della redazione di Story Time, la mia prima reazione è stata mandare uno screenshot a Grazia.

La sua risposta è arrivata sotto forma di vocale: Allora, parliamone. Siamo noi che li attiriamo tutte le persone strane o il mondo è un enorme cosa molto strana? 😂 Dai, Vale, vai. Vai, ti do tutto il mio benestare. Tutto quello che vuoi, vai vai, dai!”

La mia risposta è stata molto meno entusiasta: “Col cavolo che vado in radio io! A dire cosa poi?!”

E lì, senza nemmeno pensarci troppo, Grazia ha risposto: “Allora ci andiamo insieme!”

Come se fosse la cosa più naturale del mondo. Non io o lei. Noi.

Sul momento ci è sembrato quasi impossibile che qualcuno di una redazione radiofonica avesse davvero trovato il BAUle Lab e avesse voglia di raccontare la nostra storia.

Per chi non ci conosce ancora: il BAUle Lab è il piccolo mondo che abbiamo creato per Pando, il cane immaginario protagonista dei nostri libri illustrati, e di tutto quello che gira intorno a lui. Ma questa è un'altra storia — quella che vogliamo raccontarvi oggi è diversa.

Se è la prima volta che ci leggi, ti consigliamo di dare un'occhiata agli altri articoli: trovi da dove è nato tutto e chi c'è dietro le quinte de il BAUle Lab. E se vuoi conoscere anche Pando, il cane che ha ispirato tutto questo, qui trovi la sua storia.

In primo luogo, non conoscevamo nemmeno il programma. E poi eravamo, e siamo, una realtà piccola.

Quindi il primo pensiero è stato abbastanza spontaneo: “Chi vuoi che si sia accorto del BAUle Lab? Sarà sicuramente spam.”

Poi, passate alcune ore e tornate a mente fredda, abbiamo deciso di non ignorare completamente quella mail.

Abbiamo fatto qualche ricerca, chiesto ad amici se conoscessero Story Time e scoperto che sì, era proprio un programma radiofonico.

A quel punto non potevamo più far finta di niente. Quella mail era arrivata proprio a noi e valeva la pena capire dove ci avrebbe portate.

Così abbiamo risposto. Ma prima di dire sì abbiamo fatto una domanda molto semplice: “Siete sicuri che la nostra storia sia adatta a quello che state cercando?”

La risposta è stata un sì entusiasta.

E quel sì, forse, ci ha dato qualcosa in più di un semplice invito a un’intervista.

Ci ha fatto credere un po’ di più in noi stesse.

Dal momento in cui abbiamo detto “Va bene, partecipiamo” al giorno della registrazione saranno passati una decina di giorni.

Dieci giorni.

Troppo pochi per realizzare davvero cosa stavamo per fare. E sicuramente troppo pochi per prepararci come avremmo dovuto.

Ci sentivamo un po’ come il giorno di un esame per il quale non avevamo nemmeno aperto il libro. Anche se, a pensarci bene, quel libro era la nostra storia. E chi meglio di noi avrebbe potuto conoscerla?

A un certo punto ho proposto a Grazia di scrivere ognuna le proprie risposte alle domande. Ero curiosa di scoprire come ognuna di noi vedeva il BAUle.

È stato interessante e costruttivo: alcune risposte erano molto simili, altre leggermente diverse, ma sempre complementari.

Come spesso accade tra noi.

Una settimana prima della registrazione, poi, una notizia poco piacevole aveva scombussolato il nostro mondo e tutto il resto era inevitabilmente passato in secondo piano.

Avremmo potuto rimandare. 

Abbiamo deciso di non farlo.

Il nostro mantra è stato semplice: Vada come vada. È una bellissima esperienza e ci divertiremo.

E così è stato.

Il viaggio verso gli studi è stato sorprendentemente tranquillo. Abbiamo parlato di tutto, tranne che della radio.

Probabilmente era il nostro modo di sdrammatizzare.

Poi siamo arrivate.

Abbiamo varcato la porta degli studi, ci siamo sedute sugli sgabelli, abbiamo indossato le cuffie e sistemato il microfono.

Davanti a noi c’erano anche un paio di videocamere.

Ci siamo guardate.
“Ecco. Ci siamo. Adesso non possiamo più scappare!”

A quel punto era tutto vero.

Fortunatamente, il ragazzo che ci ha intervistate ci ha trasmesso immediatamente tranquillità. Abbiamo iniziato a parlare e, quasi senza accorgercene, siamo andate a ruota libera.

Non avevamo preparato le risposte.

Non avevamo imparato discorsi a memoria.

Abbiamo semplicemente raccontato il BAUle Lab: quello che stavamo facendo, Pando, le nostre idee, il perché avevamo deciso di metterci in gioco e anche come immaginiamo il nostro futuro.

E forse la cosa più bella è stata proprio questa: non ci siamo quasi rese conto del tempo che passava.

Anzi, a un certo punto stavamo iniziando a prenderci gusto… Ed è finita l’intervista.

Avremmo potuto prepararci le risposte, arrivare lì con tutto studiato e fare un gran figurone?

Sì. Ma non sarebbe stato da noi.

A noi piace la semplicità. Ci piace vivere le cose come vengono, lasciando spazio all’imprevisto, alle emozioni e anche alle imperfezioni.

Ci saranno, speriamo, altri momenti in futuro a cui arrivare preparate, per raccontarci e far conoscere meglio quello che stiamo costruendo.

Ma quel giorno non era per questo.

Quello era per noi.

Per Pando.

E per tutte le persone che, in modi diversi, ci sostengono e ci danno la forza di continuare.

Quando siamo uscite dagli studi eravamo euforiche. Orgogliose.

Non tanto perché eravamo state in radio, ma perché ci siamo fermate a guardare dove eravamo arrivate.

E allora abbiamo ripensato a tutte le avventure che il BAUle ci aveva già fatto vivere fino a quel momento.

Quelle belle.

Quelle inaspettate.

Quelle che ci hanno fatto ridere.

E anche quelle meno belle, perché purtroppo non sempre va tutto liscio.

Ma erano tutte lì.

Dentro quella porta dello studio.

Dentro quelle cuffie.

Dentro quel microfono.

Perché se all’inizio ci eravamo chieste:

“Pensa se qualcuno si è davvero accorto di noi…”

quel giorno abbiamo avuto la nostra risposta.

Sì. Qualcuno si era accorto di noi.

E noi, forse, avevamo appena iniziato ad accorgerci un po’ di più di noi stesse.

Grazia e Valentina
Il BAUle Lab

P.S. Prima di chiudere questa pagina, c’è una persona che vogliamo ringraziare.

Grazie a te, Alice, per averci scritto quella mail che, lo ammettiamo, all’inizio avevamo scambiato per spam. 😂

Grazie per aver visto il BAUle Lab e aver pensato che la nostra storia meritasse di essere raccontata.

Per noi quell’invito è stato molto più di una semplice intervista: è stata una piccola spinta a credere un po’ di più in quello che facciamo.

Chissà, magari leggerai proprio queste righe.

E allora saprai che quella mail è arrivata nel momento giusto.

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