Il mondo di Pando. Attraverso gli occhi di Grazia – Pagina #007

Otto anni fa ho conosciuto un mondo che non sapevo nemmeno esistesse: quello della disabilità sensoriale nei cani.

Non mi ero mai posta il problema che anche un cane potesse essere cieco, sordo o sordocieco. Poi è arrivato Pando e, senza saperlo, mi ha cambiato il modo di guardare le cose.

Pando è stato il mio primo stallo, cioè il primo cane che ho accolto temporaneamente in casa in attesa di trovargli una famiglia. O, come dico sempre io, il mio primo stallo “venuto male”: perché ho deciso quasi subito di tenerlo.

Pando mi ha fatto vedere il mondo da punti di vista a cui non avevo mai pensato.

Perché un cane dovrebbe essere considerato “disabile” se è cieco, sordo o sordocieco?

Per Pando quella era semplicemente la sua normalità. Non aveva mai conosciuto un altro modo di essere cane e viveva la sua vita pienamente, senza chiedersi cosa gli mancasse.

Ed è proprio questo che mi ha colpito di più: i cani disabili possono essere cani felici. Possono giocare, imparare, esplorare, creare relazioni e vivere una vita piena.

Quello che manca, spesso, esiste solo nella nostra testa. Non nella loro.

Da qui è nata l’idea di raccontare “il mondo di Pando”. Non quello di un cane “difettato”, ma quello di un cane che ha sviluppato risorse diverse e che vive il mondo a modo suo.

Pando, per esempio, ha un olfatto straordinario. Usa il tatto, gli odori e il contatto con le persone per orientarsi e comunicare. Ha trovato il suo modo di fare le cose.

E forse è proprio questo il punto.

Oggi parliamo molto di inclusione. Io penso che dovremmo imparare a includere anche gli animali nel nostro modo di parlare e di pensare alla disabilità.

Una delle cose che mi ha sempre fatto arrabbiare era sentire dire: “Poverino, è sordocieco.”

La mia risposta è sempre stata: “I poverini siamo noi!”

Perché siamo noi a pensare che esista un solo modo giusto di vedere, sentire, comunicare e vivere il mondo. Siamo noi che spesso facciamo fatica ad andare oltre ciò che consideriamo “normale”.

Pando non si è mai sentito meno cane perché non vedeva e non sentiva.

E allora perché avremmo dovuto farlo sentire diverso noi?

È anche da queste riflessioni che sono nate Le Avventure di Pando e Blue. Storie per bambini, certo, ma anche un modo per raccontare che essere diversi non significa essere sbagliati.

Se anche un solo bambino, leggendo una delle loro storie, si sentirà un po’ meno solo in un mondo che troppo spesso ci chiede di essere perfetti, allora Pando avrà ottenuto il risultato più bello che potevamo sperare.

Perché Pando non aveva bisogno che qualcuno lo salvasse. Aveva bisogno, semplicemente, che qualcuno imparasse a guardare il mondo dal suo punto di vista.

E forse è questa la cosa più grande che ci ha insegnato.

Grazia

Il BAUle Lab

Se vuoi conoscere di più su Pando, qui trovi la sua storia.

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2 commenti

Le tue parole mi hanno toccato profondamente. Grazie per aver condiviso questo viaggio, che ci invita ad andare oltre la disabilità, a vedere ogni cane nella sua interezza e a riconoscere il valore di ogni suo passo. Pando resterà nel cuore di tutti noi ❤️

Carla De Maria •

Super Pando. Hai lasciato una bella eredità alla tua mamma

Katia Cereda •

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